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lunedì 1 marzo 2010

Dall’intervista di Mario Moretti Polegato


Fra i diversi pareri sul di Disegno di Legge, in materia di commercializzazione dei prodotti tessili, della pelletteria e calzaturifici che auspica una maggiore trasparenza dei processi di produzione, riportiamo quella del noto imprenditore Moretti Polegato: inventore della Geox.

L’imprenditore è uno strenuo difensore dei prodotti italiani anche se non ha paura di ammettere di affidare la totalità della produzione Geox a fornitori terzi. Perlopiù in Paesi low cost, questione di costi, è ovvio, ma anche di volumi e di velocità di consegna. La sua ricetta è di produrre Made in Italy all’estero.

E sulla legge in discussione in Parlamento sull’etichettatura obbligatoria nei comparti tessile e calzaturiero taglia corto: “Non sono favorevole alle deroghe: solo un articolo realizzato al 100 per cento nel nostro Paese dovrebbe potere recare l’indicazione Made in Italy”. Ma non basta: per lui dovrebbero essere gli italiani, con la loro fantasia, i primi a rilanciare l’economia.

Fonte: Panorama

mercoledì 24 febbraio 2010

Ddl made in Italy, trattazione in consultiva presso 14 ª Commissione

Introdurre nel disegno di legge una disposizione che obblighi il Governo a notificare la normativa di cui al provvedimento in esame alla Commissione Europea, ai sensi della direttiva 98/34/CE - che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche - sospendendo al contempo l’efficacia delle relative disposizioni del provvedimento fino alla conclusione della procedura prevista dalla stessa direttiva.

In alternativa, procedere a una immediata notifica del disegno di legge alla Commissione europea, in pendenza dell’esame parlamentare. Lo ha affermato, nel suo intervento, il senatore Sergio Divina (LNP) nella seduta del 24 febbraio della 14ª Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea) che, in sede consultiva, ha esaminato il disegno di legge A.S. 1930 - Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri, approvato dalla Camera dei deputati.

Nel dibattito a riguardo ancora in sospeso perché tante sono le interdipendenze e altrettanti i punti di vista: il senatore ha suggerito l’opportunità di sopprimere l’obbligatorietà,  di cui al comma 8 dell’articolo 1 del disegno di legge, di apposizione del marchio d’origine ai prodotti commercializzati in Italia, per incompatibilità con la normativa comunitaria sul divieto di imporre restrizioni quantitative o misure equivalenti al commercio intracomunitario  (articolo 34 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). Ritenendo, inoltre, necessario ricondurre la definizione di origine, di cui al comma 4 dello stesso articolo 1, a quella prevista dal codice doganale comunitario (paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale - ndr). Il senatore ha evidenziato, peraltro, che,  qualora fosse soppressa l’obbligatorietà del comma 8 ma fosse mantenuto intatto il comma 4,  si avrebbe l’effetto di danneggiare quei prodotti italiani che sarebbero esclusi dalla possibilità di apporre il marchio "made in Italy".

Nel suo intervento, la Presidente della Commissione, Rossana Boldi (LNP), dopo aver evidenziato l’importanza strategica del provvedimento, anche in funzione di impulso nei confronti delle istituzioni europee,
ha rinviato la discussione generale ad altra seduta.

Saglia: la Ue sospenderà i dazi sulle materie prime

“La sospensione dei dazi sulle materie prime in ingresso migliorerà la competitività delle nostre aziende e genererà un chiaro beneficio per i consumatori in termini di riduzione del prezzo finale dei prodotti”. È questo il commento di Stefano Saglia, sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo economico, in merito alla decisione dell’UE di accogliere la proposta del Governo italiano di sospendere le tariffe daziarie sull’importazione delle materie prime.

“Questa concessione dell’UE è fondamentale perchè avrà un effetto immediato di riduzione dei costi alle imprese, – continua il sottosegretario – dimostra l’orientamento di questo governo verso il liberalismo economico e, inoltre, è utile , in questa fase della crisi, a incentivare la competitività delle imprese e rilanciare i consumi”.

La sospensione riguarda quelle tariffe su categorie di materie prime ingresso che interessano in particolare le aziende del bresciano: prodotti chimici inorganici, ferro e acciaio, alluminio, elettrodi di carbone. Le altre categorie interessate sono quelle di pelli e cuoio, seta, carbone di legna e lavori di legno.
 
 
Fonte: Sole 24H

martedì 23 febbraio 2010

Made in Italy: Unioncamere, fondamentale tutelare i prodotti


"Da una indagine svolta dalla Associazione delle Camere di commercio che si occupa del Sistema Moda su cinque città europee (Amsterdam, Barcellona, Francoforte, Parigi e Stoccolma) è emerso come il 40% dei campioni di prodotti  di abbigliamento raccolti non riportasse alcuna dichiarazione d'origine, il 57% non fosse conforme alla composizione merceologica dichiarata, e circa il 10% presentasse persino elementi cancerogeni. Dati, peraltro confermati per il nostro Paese,dove il 58,5% dei capi di abbigliamento immessi sul mercato risulta senza indicazione di origine".  Ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, intervenendo questa mattina al convegno di Symbola e Farefuturo "Il futuro Made in Italy".


Fonte: Finanza Repubblica

lunedì 22 febbraio 2010

Il mal sottile del Made in Italy

Nell’export Ue il crollo peggiore dopo il 1971, oggi nuovi, pessimi dati dell’Istat sul commercio mondiale: in picchiata tutti i settori, resistono solo agro-alimentare e farmaceutica. Che succede nelle nostre imprese?Parlano gli esperti.

La crisi ha rimesso in discussione ogni certezza acquisita fino a questo punto e ha rivelato la fragilità degli investimenti esteri nel nostro paese. Ma adesso ci si interroga anche sulle potenzialità e sui limiti delle “multinazionali tascabili”; tipiche del capitalismo all’italiana e su quali soluzioni adottare.
Terapia intensiva per il Made in Italy: Export in picchiata per la meccanica, il tessile e l’arredamento.

Fonte: Ministero Economia

venerdì 19 febbraio 2010

Tutela del Made in Italy

Un ulteriore tassello è stato “incastrato”nel mosaico della tutela del Made in Italy,
con l’approvazione del Ddl “Reguzzoni- Versace- Calearo” in seno alla Camera.

Il testo del disegno di legge – recante: “Disposizioni concernenti la Commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri” – ha seguito un iter piuttosto veloce. Presentato alla Camera dei Deputati il 20 luglio 2009 su proposta del parlamentare Reguzzoni, è stato approvato l’11 dicembre con una maggioranza molto alta (543 voti a favore, uno solo contrario, e due astenuti). Adesso manca solo l’avallo della seconda Camera perché il suo iter sia completato.

Ma vediamo più da vicino cosa stabilisce la proposta di legge.


Intanto l’obbligo di apporre una etichettatura sui prodotti del settore tessile, della pelletteria e delle calzature, che indichi ove si sono svolte le varie fasi di produzione e ne garantisca la tracciabilità. In altri termini, la dicitura : “Made in Italy” sarà applicata solo a quei prodotti per i quali almeno due fasi di lavorazione siano state realizzate in Italia. In questo caso, però deve essere possibile verificare i “ percorsi” che il prodotto ha seguito nelle restanti fasi.

Ma non è tutto, il ddl prevede per la prima volta che nell’etichetta siano indicate “Informazioni specifiche sul­la conformità dei processi di la­vorazione alle norme vigenti in materia di lavoro, sulla certifi­cazione di igiene e di sicurezza dei prodotti, sull’esclusione dell’impiego di minori nella produzione, sul rispetto della normativa europea e sul rispetto degli accordi internazionali in materia ambientale”.

Quale l’obiettivo sotteso? Quale la ratio?

In un contesto di criticità in cui il nostro Export crolla al -20,7 %, l’obiettivo principe non può che essere il rilancio del “marchio italiano” e una sua nuova collocazione nel mercato globale attraverso:

- La lotta alla contraffazione;

- L’inibizione alla delocalizzazione.

Fonte: CorriereInfomazione.it

sabato 13 febbraio 2010

Tracciabilità: Made in Italy alla riscossa

Uno dei settori primari dell'economia italiana è composto da quasi 70mila aziende che operano nel tessile, abbigliamento, concia, pelletteria e calzature. Il made in Italy in questo settore dà lavoro complessivamente a 1.080mila addetti, di cui 620mila nella produzione, realizzano un valore aggiunto di 27,4 miliardi l’anno, pari all'11% delle imprese manifatturiere, ed esportano prodotti per 41,9 miliardi, pari all'11,5% dell'export totale. Il settore moda ha un saldo commerciale positivo di 15,9 miliardi.

Rispetto a questi dati positivi uno è decisamente negativo ed è quello corrispondente alla contraffazione al nostro “Made in Italy”, che crea ogni anno perdite a carico delle imprese pari a quasi 50 miliardi di euro a fronte di ben 7,5 miliardi di euro all’anno di investimenti nell’innovazione, di cui una parte dedicata alla registrazione dei brevetti e dei marchi.
I dati sono della Camera di Commercio di Monza e Brianza che ha proposto in questi giorni i risultati di una ricerca intitolata “Oltre il Made in Italy” e che ha analizzato un campione di 1200 aziende del comparto. La ricerca si riferisce a un contesto specifico ma le tematiche sono estendibili a molte altre realtà italiane.
Le Confederazioni hanno evidenziato come le imprese del sistema moda abbiano subito negli ultimi anni gli effetti della concorrenza sleale di chi pretende di mettere il marchio made in Italy su prodotti realizzati all’estero.

Tra le azioni ritenute più valide dagli imprenditori per realizzare la difesa del prodotto italiano in prima fila c'è la tracciabilità (75,9% degli intervistati), seguita da maggiori controlli (52,6%) e dall'etichetta obbligatoria (38,3%). Riguardo alla tracciabilità dei prodotti, in particolare, fra gli imprenditori del campione esaminato prevale chi ritiene che dovrebbe essere obbligatoria e non solo volontaria mentre il 96,3% dei bergamaschi sentiti nell'indagine è convinto che il Made in Italy deve essere rigoroso, prevedendo sia l'ideazione, sia il confezionamento del prodotto in Italia. Il 94,8%) del panel, infatti, si è dichiarato anche favore di un “made in” rigoroso, che vada dalla ideazione di un prodotto al suo confezionamento sul territorio della Penisola e solo un piccolo 2% intende considerare un Made in Italy in cui è compreso solo il confezionamento (2,2%) o l' ideazione (2,7%).

Una posizione ripresa anche dai rappresentanti di Confartigianato e Cna intervenuti all’Audizione presso la Commissione Industria del Senato sul disegno di legge in materia di riconoscibilità e tutela dei prodotti italiani che hanno sottolineato come: "I prodotti del settore tessile non realizzati prevalentemente in Italia non possono essere etichettati con il marchio made in Italy. La tracciabilità è essenziale per promuovere e sostenere le vere produzioni made in Italy".

Fonte: Rfid Italia

mercoledì 10 febbraio 2010

Rilancio Made in Italy

Il viceministro Urso scommette sui Balcani. Si apre oggi il Forum tra undici Paesi dell'area. Il governo vuole aumentare l'export del 15 % Parte dai Balcani il rilancio del commercio internazionale e del made in ltaly. Obiettivo: aumentare le esportazioni del 15% e superare il tetto dei 10 miliardi di euro, dopo il crollo (-27,2%) del 2009.

La mission sarà perfezionata in occasione do]l'4taly & South Easteru Europe Investment Forum», da domani a Verona, promosso dal ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con Agenzia delle dogane, Finest, Ice, Verona Fiere e Verona Mercato.

Fonte: Ministero Economia

mercoledì 27 gennaio 2010

Sul «Made ln Italy» va ascoltata la Ue

Che la notizia dell`avvio dell`esame del disegno di legge sull`etichettatura obbligatoria dell`origine dei prodotti e sulla tutela del «made in Italy» presso la Commissione industria del Senato l`abbia dovuta apprendere dai giornali lo trovo a dir poco imbarazzante, ma che l`Italia, dopo l`approvazione della legge in novembre alla Camera non abbia ancora mandato il testo in Europa per un confronto lo reputo addirittura impensabile.” Questa la premessa dell`intervento di Cristiana Muscardini (Vicepresidente della Commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo)

Come vicepresidente della Commissione per il Commercio internazionale e soprattutto come promotrice, insieme ad altri eurodeputati italiani, del «comitato made in», sono assolutamente consapevole di quanto l`etichettatura di origine obbligatoria sia importante per il nostro paese, ma credo fermamente che l`accresciuto ruolo dei parlamentari nazionali previsto dal Trattato di Lisbona debba essere utilizzato secondo procedure opportune al fine di fare tutti il massimo per raggiungere l`obiettivo.
Con la designazione del nuovo commissario al Commercio internazionale, il belga Karel De Gucht, pensiamo ad una risoluzione positiva, afferma la vicepresidente,ma non dobbiamo dimenticare che non è ancora chiaro se la base di discussione e compromesso tra Parlamento e Consiglio, con il quale dal l ° dicembre c`è la codecisione, sarà il testo integrale presentato dal commissario Mendelson nel 2006 o la proposta della Ashton abbozzata nell`autunno 2009 con l`ipotesi di un regolamento provvisorio ridotto.
Nei prossimi mesi ci attende un confronto serrato tra Parlamento e Consiglio, ci preannuncia la vicepresidente, per far sì che l`Europa abbia la stesso peso di suoi partner e competitori commerciali come Cina, Canada, Stati Uniti che già da molto tempo hanno il vincolo di denominazione di origine dei prodotti che entrano nei loro territori e  si augura che gli attori coinvolti valutino immediatamente l`opportunità di notificare fin da ora alle autorità europee il testo della proposta di legge sul «made in Italy».
 E aggiunge: se cioè risultasse che la normativa italiana non è compatibile, in tutto o in parte, con l`insieme delle disposizioni europee sancite dal diritto comunitario, potremmo aspettarci l`irrigidimento delle istituzioni europee, irrigidimento che porterebbe portare ad un ulteriore rallentamento dell`iter per l`approvazione di un regolamento che per noi è vitale come europei e come italiani.
Abbiamo la necessità di far comprendere che la denominazione di origine dei manufatti non è soltanto un problema italiano, come alcuni governi europei sostengono, si tratta infatti, attraverso un regolamento ampio e chiaro, di tutelare i consumatori e di dare regole chiare alla concorrenza a tutela delle nostre imprese manifatturiere.
Fondamentale quindi attivare sinergie come è già avvenuto con buoni risultati nei frequenti confronti tra il viceministro Urso e i parlamentari italiani della Commissione per il Commercio internazionale.

Fonte: Il  Giornale

venerdì 8 gennaio 2010

Ddl n.1930 - "Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri"

La prossima settimana, alla riapertura dei lavori del Senato, scopriremo se ci sarà la volontà di portare avanti il provvedimento sul "Made in Italy" recentemente trasmesso dalla Camera. Di seguito viene riportato il testo del disegno di legge.

Art. 1. - (Etichettatura dei prodotti e «Made in Italy»)
1. Al fine di consentire ai consumatori finali di ricevere un’adeguata informazione sul processo di lavorazione dei prodotti, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, e dell’articolo 6, comma 1, del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, è istituito un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti finiti e intermedi, intendendosi per tali quelli che possono essere destinati alla vendita, nei settori tessile, della pelletteria e calzaturiero, che evidenzi il luogo di origine di ciascuna fase di lavorazione e assicuri la tracciabilità dei prodotti stessi.
2. Ai fini della presente legge, per «prodotto tessile» si intende ogni tessuto o filato, naturale, sintetico o artificiale, che costituisca parte del prodotto finito o intermedio destinato all’abbigliamento, oppure all’utilizzazione quale accessorio da abbigliamento, oppure all’impiego quale materiale componente di prodotti destinati all’arredo della casa e all’arredamento, intesi nelle loro più vaste accezioni, oppure come prodotto calzaturiero.
3. Nell’etichetta dei prodotti finiti e intermedi di cui al comma 1, l’impresa produttrice deve fornire in modo chiaro e sintetico informazioni specifiche sulla conformità dei processi di lavorazione alle norme vigenti in materia di lavoro, garantendo il rispetto delle convenzioni siglate in seno all’Organizzazione internazionale del lavoro lungo tutta la catena di fornitura, sulla certificazione di igiene e di sicurezza dei prodotti, sull’esclusione dell’impiego di minori nella produzione, sul rispetto della normativa europea e sul rispetto degli accordi internazionali in materia ambientale.
4. L’impiego dell’indicazione «Made in Italy» è permesso esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione, come definite ai commi 5, 6 e 7, hanno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e in particolare se almeno due delle fasi di lavorazione sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità.
5. Nel settore tessile, per fasi di lavorazione si intendono: la filatura, la tessitura, la nobilitazione e la confezione compiute nel territorio italiano anche utilizzando fibre naturali, artificiali o sintetiche di importazione.
6. Nel settore della pelletteria, per fasi di lavorazione si intendono: la concia, il taglio, la preparazione, l’assemblaggio e la rifinizione compiuti nel territorio italiano anche utilizzando pellame grezzo di importazione.
7. Nel settore calzaturiero, per fasi di lavorazione si intendono: la concia, la lavorazione della tomaia, l’assemblaggio e la rifinizione compiuti nel territorio italiano anche utilizzando pellame grezzo di importazione.
8. Per ciascun prodotto di cui al comma 1, che non abbia i requisiti per l’impiego dell’indicazione «Made in Italy», resta salvo l’obbligo di etichettatura con l’indicazione dello Stato di provenienza, nel rispetto della normativa comunitaria.

Art. 2. - (Norme di attuazione)
1. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per le politiche europee, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le caratteristiche del sistema di etichettatura obbligatoria e di impiego dell’indicazione «Made in Italy», di cui all’articolo 1, nonché le modalità per l’esecuzione dei relativi controlli, anche attraverso il sistema delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
2. Il Ministro della salute, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, adotta, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un regolamento recante disposizioni volte a garantire elevati livelli di qualità dei prodotti e dei tessuti in commercio, anche al fine di tutelare la salute umana e l’ambiente, con cui provvede, in particolare:
a) al rafforzamento del sistema di controllo sulla qualità dei prodotti e dei tessuti in commercio, al fine di individuare la presenza negli stessi di sostanze vietate dalla normativa vigente e ritenute dannose per la salute umana;
b) al riconoscimento, attraverso l’introduzione di disposizioni specifiche, delle peculiari esigenze di tutela della qualità e dell’affidabilità dei prodotti per i consumatori, anche al fine della tutela della produzione nazionale, nei settori tessile, della pelletteria e calzaturiero; c) all’individuazione dei soggetti preposti all’esecuzione dei controlli e delle relative modalità di esecuzione.
3. Il regolamento di cui al comma 2 è aggiornato ogni due anni sulla base delle indicazioni fornite dall’Istituto superiore di sanità.
4. All’attuazione dei controlli di cui al presente articolo le amministrazioni interessate provvedono nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 3. - (Misure sanzionatorie)
1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque vìoli le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 3 e 4, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. Nei casi di maggiore gravità la sanzione è aumentata fino a due terzi. Nei casi di minore gravità la sanzione è diminuita fino a due terzi. Si applicano il sequestro e la confisca delle merci.
2. L’impresa che vìoli le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 3 e 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 30.000 a 70.000 euro. Nei casi di maggiore gravità la sanzione è aumentata fino a due terzi. Nei casi di minore gravità la sanzione è diminuita fino a due terzi. In caso di reiterazione della violazione è disposta la sospensione dell’attività per un periodo da un mese a un anno.
3. Al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che, essendo preposti all’accertamento dell’osservanza della presente legge, omettono di eseguire i prescritti controlli si applicano la pena della reclusione prevista dall’articolo 328, primo comma, del codice penale e la multa fino a 30.000 euro.
4. Se le violazioni di cui al comma 1 sono commesse reiteratamente si applica la pena della reclusione da uno a tre anni. Qualora le violazioni siano commesse attraverso attività organizzate, si applica la pena della reclusione da tre a sette anni.

martedì 1 dicembre 2009

"Sciuscià Chic by ANCI”

Parte da Roma venerdì 4 e sabato 5 dicembre (Galleria Alberto Sordi/Piazza Colonna, dalle 10 alle 19) l’iniziativa “SCIUSCIÀ CHIC by ANCI”, pensata dall’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani per far conoscere al grande pubblico le qualità delle calzature italiane, amate e desiderate dal popolo fashion di tutto il mondo, ma anche l’importanza di sapere di quale provenienza siano le scarpe che indossiamo.

Un’area allestita con due baldacchini d’altri tempi accoglierà il pubblico a passeggio per le strade del centro della capitale dove, solo chi calzerà made-in-Italy, potrà farsi lustrare le scarpe da sciuscià molto chic.Infatti, solo chi indosserà scarpe italiane potrà usufruire del servizio di lustrascarpe messo gratuitamente a disposizione nell’area “SCIUSCIÀ CHIC by ANCI”, per due giorni, grazie alla collaborazione di Rosalina Dallago, che offre un servizio da lustrascarpe in alcuni negozi e corner a Roma e all’aeroporto di Fiumicino.